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radiologo - rosario marangio - santabarbara hospital gela

Quando l’uomo e la macchina si alleano per salvare vite umane

Tra i medici, il radiologo è quello che più di tutti utilizza la tecnologia. Per questo, la radiologia è una disciplina sempre “in divenire”. Storicamente è stata anche una delle prime branche ospedaliere a dotarsi di sistemi informatici per la gestione di immagini e dati clinici.

Uno dei più grandi e più gravi equivoci della medicina moderna risiede nella considerazione diffusa che il radiologo non sia un medico nel vero senso della parola. Questa impressione, tanto comune quanto assolutamente errata, nasce proprio dalla stretta dipendenza della radiodiagnostica dalle macchine e dalla tecnologia: il fatto che il radiologo abbia a che fare con apparecchiature e immagini lo fa sembrare “distante” dal paziente in carne ed ossa e persino disinteressato alla sua condizione corporea.

Nulla di più falso: la radiologia ha come sua preoccupazione fondamentale il rapporto costi-benefici per il paziente, pertanto la “saggezza” e il “buon senso” sono doti imprescindibili per un buon medico radiologo. Inoltre la radiologia dipende tanto dalle apparecchiature quanto dalle doti interpretative e comunicative del medico, cioè dalla capacità di estrarre da quelle che sono soltanto delle immagini, informazioni chiare e comprensibili per una corretta diagnosi e per la relativa terapia.

radiologo - rosario marangio - santabarbara hospitalDott. Marangio, qual è il ruolo del radiologo nei percorsi diagnostici, clinici e terapeutici?

Il radiologo ha il compito di rispondere ad un preciso quesito diagnostico, posto da un medico di medicina generale oppure da un medico specialista della branca chirurgica o della branca medica. Il radiologo interviene per dare risposta a tale quesito, avanzando ipotesi diagnostiche. In base all’ipotesi ritenuta più verosimile decide l’indagine più appropriata, valutando il migliore rapporto costo-beneficio. Effettuata l’indagine e trovate le risposte, si procede al giusto percorso terapeutico.

 

Da che cosa si riconosce un buon radiologo?

Dal mio punto di vista un buon radiologo è quel clinico che oltre ad essere in grado di instaurare un rapporto di fiducia con i propri pazienti è capace di saper esprimere con parole semplici concetti patologici spesso complessi.

 

Qual è l’aspetto della radiologia più incompreso o sottovalutato nella percezione comune?

Innanzitutto noto una generale diffidenza nei confronti dei radiologi: spesso il suo ruolo è sottovalutato a tal punto che il paziente non si fa guidare dai consigli sull’iter diagnostico più appropriato suggeritogli dal radiologo e tende a proporre lui stesso le indagini da eseguire, di solito perché viene fuorviato e male indirizzato da amici/conoscenti o dalle notizie presenti in rete. Inoltre molti pazienti lamentano di non saper individuare la figura del radiologo e lo confondono con il tecnico sanitario di Radiologia Medica (TSRM). Le due figure professionali, pur lavorando a stretto contatto, sono molto diverse per compiti e formazione e hanno funzioni specifiche. Il TSRM non è un medico (come lo è invece il radiologo). Ha un ruolo prevalentemente esecutivo e procedurale, ossia quello di guidare il paziente e le apparecchiature per il corretto svolgimento dell’esame diagnostico, affinché l’immagine che si forma sul supporto abbia la migliore chiarezza possibile.

 

Qual è la “missione” di un radiologo o la preoccupazione più grande di un radiologo?

Il ruolo del radiologo è prevalentemente diagnostico. Il suo obiettivo è fare la migliore diagnosi con la tecnica più adeguata, per mirare alla terapia più consona ad alleviare le sofferenze del paziente. Per cui una misdiagnosi o una errata diagnosi è la maggiore preoccupazione, soprattutto nei settori in cui la radiologia assume un ruolo di primaria importanza, ovvero le branche chirurgiche e l’oncologia medica.

 

Qual è il talento o l’attitudine più importante di un radiologo? 

È fondamentale avere un bagaglio di conoscenze mediche e chirurgiche quanto più ampio possibile. Questo bagaglio di conoscenze ed esperienze va applicato alla situazione particolare del paziente, che è data dalla anamnesi clinica  (l’insieme delle notizie relative al suo caso) e dalle immagini ottenute con le tecniche radiodiagnostiche.

 

Che cosa è cambiato rispetto a 10 fa e quali sono i traguardi recenti raggiunti nella diagnostica per immagini? Oggi la tecnologia consente maggiore precisione?

In campo radiologico l’evoluzione tecnico-diagnostica è un fiume in piena: rispetto a dieci anni fa, per esempio, le immagini ottenute dalle varie tecniche sono sempre più precise e le diagnosi sempre più precoci. In particolare la radiologia, rispetto al passato, non ha più soltanto potenzialità diagnostiche ma ha conquistato ottime possibilità terapeutiche. La radiologia oggi non dice solo qual è il disturbo o l’anomalia, ma offre anche soluzioni curative. Si pensi a tutti i trattamenti in emergenza per la rottura di aneurismi (cerebrali/toracici/addominali) che salvano la vita del paziente.

 

Nel suo lavoro, quanto dipende dalle macchine e quanto dalle persone che le usano?

L’innovazione tecnologica ed il ricambio continuo delle varie apparecchiature sono fondamentali per il lavoro del radiologo; dall’altra parte il medico radiologo si avvale della collaborazione del TSRM (Tecnico Sanitario di Radiologia Medica) che deve essere sempre aggiornato perché si ottengano i migliori risultati dalle macchine, utilizzando la minore quantità possibile di radiazioni ionizzanti (per esami RX e TC). Inoltre, è superfluo sottolineare quanto le capacità interpretative del medico siano necessarie ai fini di una diagnosi esatta e come, in questo senso, le macchine siano “solo” degli strumenti nelle mani della competenza medica.

 

Molte persone hanno paura di sottoporsi agli esami radiologici per vie delle radiazioni. Si tratta di timori fondati?

Le radiazioni ionizzanti provocano danni stocastici del DNA, soprattutto nel caso di esami ripetuti più volte nel tempo; d’altronde, come dicevo prima è proprio il principale compito del radiologo valutare il migliore rapporto rischio-beneficio e consigliare l’indagine più appropriata e meno dannosa. Il radiologo infatti è tenuto a osservare i principi etici di giustificazione (l’esposizione del paziente alle radiazioni ionizzanti deve essere risparmiata, quando possibile ) e di ottimizzazione (la quantità di radiazioni somministrata deve essere la minore quantità sufficiente a garantire un risultato valido).

 

Quanto è importante il rapporto con il paziente e la sua collaborazione?

Come in tutte le discipline della medicina è fondamentale che si instauri un buon rapporto di fiducia fra il radiologo ed il paziente. Le potenzialità diagnostiche delle immagini ottenute dipendono dall’adeguata preparazione del paziente e dalla sua collaborazione durante l’acquisizione dell’esame (il famoso “Fermo non respiri!” che caratterizza il radiologo nell’immaginario collettivo).

 

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